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ENVER HOXHA 2 di 4

 

Cari compagni,

l’unità del movimento comunista e operaio internazionale costituisce il fattore decisivo per la realizzazione del nobile obiettivo che è il trionfo della pace, della democrazia, dell’indipendenza nazionale e del socialismo. Questo punto è sottolineato in particolare modo tanto nella Dichiarazione di Mosca del 1957, quanto nel progetto di dichiarazione preparato per la presente riunione: La Dichiarazione del 1957 sottolinea che << i partiti comunisti e operai assumono una responsabilità storica particolarmente seria per i destini del sistema socialista mondiale del movimento comunista internazionale. I partito comunisti e operai che partecipano alla conferenza dichiarano che essi consolideranno instancabilmente la loro unità e la loro collaborazione fraterna nell’interesse di una maggiore coesione della famiglia degli Stati socialisti, nell’interesse del movimento operaio internazionale, della causa della pace e del socialismo.(4) (Dichiarazione della Conferenza dei rappresentanti dei partiti comunisti e operai dei paesi socialisti).
Bisogna dire, che, specialmente negli ultimi tempi, nel movimento comunista internazionale e nelle relazioni reciproche di alcuni partiti sono apparsi profondi dissensi ideologici e politici, la cui accentuazione non può che pregiudicare la nostra grande causa. Perciò il Partito del Lavoro d’Albania ritiene che, per poter andare avanti uniti verso nuove vittorie, dobbiamo condannare gli errori e le manifestazioni negative rilevati finora nella nostra azione, e porvi rimedio. Vogliamo soffermarci qui sulla questione della riunione di Bucarest dove il nostro Partito, come si sa, non espresse il suo punto di vista riguardo ai dissensi sorti fra il Partito comunista dell’Unione sovietica e il Partito comunista cinese, ma si riservò sin d’allora il diritto di farlo a questa conferenza dei rappresentanti dei partiti comunisti e operai. Il Partito del Lavoro d’Albania fu accusato allora dai compagni sovietici e da alcuni compagni di altri partiti fratelli di ogni misfatto possibile e immaginabile, ma nessuno si è dato la pena di riflette un’attimo e di domandarsi perché questo partito avesse adottato una tale atteggiamento contro corrente, perché questo partito che si è sempre mantenuto fedele fino in fondo al marxismo – leninismo e alla Dichiarazione di Mosca, venisse improvvisamente accusato di essere, secondo loro, << contro il marxismo – leninismo e la Dichiarazione di Mosca >>, perché questo partito, così strettamente legato all’Unione sovietica e al Partito comunista dell’Unione sovietica, si ergesse tutta un tratto contro la direzione dell’Unione sovietica. Ora che tutti i compagni hanno in mano sia i materiali d’informazione sovietici, sia quelli del Partito comunista cinese, riflettano essi stessi su questo problema. Da parte nostra abbiamo letto e studiato i documenti sovietici, quanto quelli cinesi, li abbiamo discussi attentamente negli attivi del nostro Partito e ci presentiamo così a questa riunione con il punto di vista unanime di tutto il Partito.
Come si sa il 24 giugno scorso, in occasione del III Congresso del Partito operaio romeno, inopinatamente e senza il minimo preavviso, almeno per quel che concerne il nostro Partito, per iniziativa dei compagni della dirigenza del Partito Comunista dell’Unione sovietica, fu organizzata la riunione di Bucarest. Questa, invece di servire, conformemente all’intesa raggiunta con la lettera del 2 e del 7 giugno (5) ( Il 2 maggio 1969 il CC del PCUS mandava una lettera ai partiti comunisti e operai dei paesi del campo socialista, proponendo loro la convocazione, per la fine del mese di giugno, di una riunione dei loro rappresentanti allo scopo di << procedere ad uno scambio di vedute sulle questioni riguardanti la situazione internazionale del momento e di determinare una ulteriore linea comune >>. Il 7 giugno dello stesso anno il CC del PCUS suggeriva in una seconda lettera che questa riunione non fosse tenuta in giugno e che la sua data di convocazione fosse fissata nel corso di un incontro preliminare, che doveva riunire a Bucarest i rappresentanti dei partiti comunisti e operai dei paesi socialisti, convenuti in questa città per assistere ai lavori del III Congresso del partito Comunista Rumeno) ad uno << scambio di idee e a stabilire la data dell’attuale conferenza, si occupò di tutt’altra questione: dell’accusa ideologica e politica lanciata contro il Partito comunista cinese sulla base del materiale << informativo >> sovietico. Su questo materiale, che fino ad alcune ore prima della riunione non conoscevamo affatto, dovevano pronunciarsi a favore del punto di vista del CC del PCUS e delegati dei Partiti comunisti e operai fratelli che si trovavano a Bucarest per un’altra questione e che non erano provvisti di alcun mandato (almeno per quel che concerne la delegazione del nostro Partito) dei loro partiti per discutere, e ancor meno per decidere, di una questione così importante del comunismo internazionale. Era inconcepibile poter svolgere una discussione seria su questo documento che conteneva accuse così gravi contro un altro partito marxista – leninista, dal momento che non era stato permesso non solo ai delegati, ma neppure e soprattutto alle direzione dei partiti comunisti e operai, di studiarlo sotto tutti gli aspetti e che non veniva dato alla parte accusata il tempo richiesto per presentare anch’essa, nelle stesse forme della parte accusatrice, i suoi punti di vista. Il fatto è che la direzione sovietica aveva come prima preoccupazione di far rapidamente approvare le accuse contro il Partito comunista cinese e di farlo condannare ad ogni costo.
Era questa la questione che preoccupava il compagno Krusciov e gli altri compagni sovietici a Bucarest e non le questioni di politica internazionale che interessavano il nostro campo e tutto il mondo in generale e che sono sorte in seguito all’insuccesso della conferenza al vertice di Parigi. Il nostro Partito sarebbe pienamente d’accordo circa la convocazione di una conferenza internazionale dei partiti comunisti e operai, sarebbe d’accordo anche con qualsiasi altra conferenza, con qualsiasi ordine del giorno, che potesse essere stabilito, a condizione che queste conferenze siano regolari, che esse ricevano l’approvazione di tutti i partiti, che l’ordine del giorno ne sia chiaramente e preventivamente definito, che siano forniti ai partiti comunisti e operai i materiali necessari e fosse dato loro un tempo adeguato per studiare i materiali per prepararsi e ciò perché gli uffici politici possano, all’occorrenza, ottenere l’approvazione dei plenum dei loro Comitati centrali per le decisioni che potrebbero essere eventualmente prese a queste conferenze. Le conferenze debbono quindi svolgersi conformemente alle norme leniniste che regolano i rapporti fra partiti comunisti e operai, debbono su un piano di completa parità fra i partiti, in uno spirito da compagni, comunista, internazionalista e di alta morale comunista.
La riunione di Bucarest non rispettava queste norme e così il nostro Partito, benché vi abbia partecipato, l’ha denunciata come una riunione irregolare che ha infranto le norme leniniste. Noi riteniamo che la riunione di Bucarest abbia servito molto male la causa del movimento comunista internazionale, la causa della solidarietà internazionale dei lavoratori, la causa del rafforzamento dell’unità del campo socialista, la causa del rafforzamento dell’unità del campo socialista, la causa del superamento in via marxista – leninista dei dissensi di carattere ideologico, politico e organizzativo, che possono sorgere in seno ai partiti comunisti e operai e che pregiudicano il marxismo – leninismo. La responsabilità di tutto ciò ricade sui compagni della direzione del partito comunista dell’Unione sovietica che hanno organizzato questa riunione, che l’hanno concepita sotto queste forme e che vi hanno applicato queste norme non marxiste. Il loro scopo era di far condannare il Partito comunista cinese dal movimento comunista internazionale per delle colpe e degli errori immaginari e infondati. Questa è la profonda convinzione del Comitato centrale del Partito del Lavoro d’Albania, una convinzione acquisita dallo studio dei fatti, sulla base dei materiali sovietici e cinesi di cui dispone ora il nostro Partito, sulla base di una analisi minuziosa che esso ha fatto dell’evoluzione della situazione internazionale e delle posizioni ufficiali del Partito Comunista dell’Unione sovietica e del Partito comunista cinese.
Il Partito del Lavoro d’Albania è unanime nel pensare che i compagni sovietici hanno commesso una grave errore a Bucarest, nel condannare ingiustamente il Partito comunista cinese per avere, a loro dire, deviato dal marxismo – leninismo, per avere violato la Dichiarazione di Mosca del 1957, ed essersene allontanato accusandolo di essere << dogmatico >>, << settario >>, di essere << per la guerra >>, di essere << contro la coesistenza pacifica >>, << di aspirare a un posto privilegiato in seno al campo socialista e al movimento comunista internazionale >> e così via.
I compagni sovietici hanno ugualmente commesso un grave errore approfittando dell’effetto e della grande fiducia che i comunisti hanno per l’Unione sovietica e per il Partito comunista dell’Unione sovietica, per tentare di imporre agli altri partiti comunisti e operai i loro punti di vista non giusti nei confronti del Partito comunista cinese. Per il Partito del lavoro d’Albania era chiaro, sin dai primi momenti, sin da quando ebbero inizio le febbrili e inammissibili pressioni sui compagni della nostra delegazione a Bucarest da parte dei compagni della delegazione sovietica, che i compagni sovietici desideravano attirare, mediante argomentazioni infondate e ricorrendo alle pressioni, la delegazione del Partito del Lavoro d’Albania nel tranello che stavano preparando, facendola allineare alle proprie distorte concezioni.
Quello che era importante per il compagno Krusciov, (e questo il compagno Andropov lo disse al compagno Hysni Kapo) era di sapere << se noi ci saremmo allineati o no con la parte sovietica >>. Questa preoccupazione il compagno Krusciov la espresse anche sotto altre forme nel corso dei suoi interventi contro il nostro Partito alla riunione di Bucarest. Ciò fu ugualmente confermato a più riprese dall’atteggiamento ingiustificato e ostile della dirigenza sovietica e del personale dell’Ambasciata sovietica a Tirana, dopo la riunione di Bucarest, atteggiamento di cui parlerò più avanti. I compagni dirigenti sovietici non tenevano alcun conto del punto di vista di un partito marxista – leninista come il nostro Partito, quello che importava per loro era che esso si allineasse sulla posizione presa dal Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione sovietica a Bucarest. Il Partito Comunista dell’Unione Sovietica, che organizzò l’incontro di Bucarest, non ha affatto avvertito il Partito del Lavoro d’Albania che, in occasione del Congresso del Partito operaio romeno, il Partito comunista cinese sarebbe stato accusato di alcuni, a loro dire, gravi errori nella linea seguita. Questi attacchi furono per il Partito del Lavoro d’Albania del tutto inattesi. Ora, apprendiamo che gli altri partiti del campo socialista, ad eccezione del Partito del Lavoro d’Albania, del Partito comunista cinese, del Partito del Lavoro di Corea, del Partito dei Lavoratori del Viet – Nam, erano al corrente che si sarebbe organizzato un incontro a Bucarest per mettere la Cina sotto accusa. Se è stato così, allora è ben chiaro che la questione diventa molto più seria e assume la forma di una frazione di carattere internazionale.
Nondimeno il nostro Partito non è stato preso alla sprovvista e non ha mai allentato la sua vigilanza, e questo avvenne perché esso rispetta costantemente le norme leniniste nei suoi rapporti con gli altri partiti, perché esso ha un profondo rispetto marxista per il Partito comunista dell’Unione Sovietica, per il Partito comunista cinese e per tutti gli altri partiti comunisti e operai, perché esso osserva il concetto dell’uguaglianza fra i partiti, concetto che anche gli altri partiti debbono rispettare nei confronti del Partito del Lavoro d’Albania, indipendentemente dalla sua ridotta consistenza numerica. Alla riunione di Bucarest, il nostro Partito ha visto fin dal principio che tutte queste norme venivano violate. E’ per questa ragione che esso ha adottato l’atteggiamento che si sa, atteggiamento che esso riteneva e ritiene essere l’unico giusto, di fronte allo sviluppo degli avvenimenti.
Alcuni dirigenti dei partiti fratelli ci hanno gratificato di << neutralisti >>, altri ci hanno accusato << di esserci staccati dalla giusta linea marxista – leninista >> e questi dirigenti sono arrivati al punto di cominciare, in seno ai loro partiti, a screditare il nostro. Noi respingiamo tutte queste manovre con disprezzo, perché sono calunnie, non sono cose oneste, né compatibili con la morale comunista. Noi domandiamo a quelli che hanno intrapreso queste biasimevoli azioni contro il Partito del Lavoro d’Albania: ha oppure non ha un partito il diritto di esprimere liberamente la sua opinione, così come ritiene che sia giusto? Quale opinione il Partito del Lavoro d’Albania ha espresso a Bucarest? Abbiamo espresso la nostra fedeltà al marxismo – leninismo e questa fedeltà è attestata da tutta la vita e da tutta la lotta del Partito del Lavoro d’Albania; abbiamo espresso la nostra fedeltà alle decisioni della Dichiarazione di Mosca e al Manifesto della pace del 1957 e questo atteggiamento è confermato dalla linea seguita con coerenza dal Partito del Lavoro d’Albania; abbiamo espresso il nostro attaccamento all’unità del campo socialista e abbiamo difeso tale unità e ciò e confermato da tutta la lotta del Partito del Lavoro d’Albania; abbiamo espresso il nostro affetto, la nostra fedeltà nei confronti del Partito comunista dell’Unione Sovietica e del popolo sovietico, e ciò è confermato da tutta la vita del Partito del Lavoro d’Albania. Ci siamo rifiutati di giudicare << gli errori >> del Partito comunista cinese e ancora meno di << condannare >> il Partito comunista cinese senza tener conto in questo apprezzamento dei suoi punti di vista sulle questioni che venivano sollevate così falsamente, affrettatamente e in modo antimarxista, contro di esso. Abbiamo suggerito che questa questione d’importanza vitale ed estremamente grave per il comunismo internazionale fosse regolata con la ponderazione, con calma e uno spirito da compagni. Questo fu tutto il nostro << crimine >>, per cui ci fu scagliata la pietra. Ma noi pensiamo che la pietra, sollevata per colpirci, sia ricaduta sulla testa di quelli che l’hanno scagliata. I giorni che seguiranno non faranno che confermare la fondatezza dell’atteggiamento del Partito del Lavoro d’Albania.
Perché il compagno Krusciov e gli altri compagni sovietici si sono tanto affrettati ad accusare il Partito comunista cinese senza fondamento e senza l’appoggio dei fatti? E’ permesso ai comunisti, e in particolare ai principali dirigenti di un così grande partito come il Partito comunista dell’Unione Sovietica, di commettere un’azione tanto biasimevole? Rispondano essi stessi a questo riguardo, ma il Partito del Lavoro d’Albania ha anch’esso il diritto di dire la sua opinione. Il Partito del Lavoro d’Albania ritiene che non soltanto la Riunione di Bucarest sia stata una iniziativa completamente sbagliata, ma che l’errore commesso è stato coscientemente approfondito. La riunione di Bucarest non deve essere affatto dimenticata, ma deve essere severamente condannata come una macchia nel movimento comunista internazionale. Non v’è il minimo dubbio che i dissensi ideologici sono stati e sono tuttora grandi; essi sono sorti e si sono sviluppati fra il Partito comunista dell’Unione Sovietica e il Partito comunista cinese. Questi dissensi avrebbero dovuto essere da lungo tempo risolti con il metodo marxista – leninista tra i due partiti.
Nel documento cinese, il Partito comunista cinese afferma che questi dissensi di principio sono sorti l’indomani stesso del XX Congresso del Partito comunista dell’Unione Sovietica e che le questioni controverse sono state sollevate dai compagni cinesi. Alcuni di questi punti di vista sono stati presi in considerazione dai compagni sovietici, altri sono stati respinti. Il Partito del Lavoro d’Albania ritiene che questi dissensi non potevano essere risolti fra i due partiti, bisognava allora cercare di organizzare una riunione dei partiti comunisti e operai, a cui sottomettere tali questioni, in cui discuterne e in cui ciascun partito potesse prendere posizione nei loro confronti. Non è giusto che tali questioni non siano state sollevate, e la colpa di ciò ricade sui compagni sovietici che erano a conoscenza di questi dissensi, ma che non ne tenevano conto, convinti come erano della giustezza della loro linea e della sua << intangibilità >>, ciò che, secondo noi, è un punto di vista idealista e metafisico.

Se i compagni sovietici erano veramente convinti della giustezza della loro linea e della loro tattica, perché non organizzarono in tempo utile una riunione di questo genere per risolvervi tali dissensi? Le questioni sollevate, come ad esempio la condanna di Stalin, la grande questione della controrivoluzione ungherese, la questione della forma della presa del potere, senza parlare di tante altre questioni molto importanti che sorsero in seguito, erano forse questioni di poca importanza? No, non si trattava affatto di piccole cose. Tutti abbiamo i nostri punti di vista su questi problemi, poiché riguardano tutti noi come comunisti, e se tutti i nostri partiti hanno assunto una responsabilità dinanzi ai loro popoli, sono responsabili anche difronte al comunismo internazionale.
Per condannare il Partito comunista cinese per colpe e peccati immaginari, il compagno Krusciov e gli altri dirigenti sovietici avevano un grande interesse a presentare la questione come se si trattasse di dissensi fra la Cina e tutto il comunismo internazionale, ma quando si è trattato di questioni di tipo di quelle a cui abbiamo accennato, il compagno Krusciov e i compagni a lui vicini si sono arrogati il diritto di giudicarle da soli, ritenendo inutile che fossero dibattute in modo collegiale da parte di una riunione di rappresentanti di tutti i partiti, benché tali questioni avessero un importante carattere internazionale.
Avvenne la controrivoluzione ungherese, ma si fece silenzio sulle questioni che la riguardavano. Perché questa tattica dei compagni sovietici che consiste nel coprire le cose quando fa loro comodo, dal momento, che, in caso contrario, non soltanto organizzano delle riunioni come quella di Bucarest, ma fanno tutto il possibile per imporre agli altri il loro punto di vista secondo cui la Cina << si attiene ad una linea in contrasto con quelle di tutti i partiti comunisti e operai del mondo?
I compagni sovietici hanno fatto un tentativo di questo genere anche nei nostri riguardi. L’agosto scorso, la dirigenza sovietica indirizzò al nostro Partito una lettera in cui ci proponeva, << perché dalla scintilla dei malintesi non si sprigionasse la fiamma >>, un incontro di rappresentanti dei nostri due partiti, affinché il nostro Partito si allineasse a fianco dell’Unione Sovietica contro il Partito comunista cinese, e che i nostri due partiti si presentassero su di un fronte unito alla riunione attuale. Ben inteso, il Comitato centrale del nostro Partito non accettò una tale proposta e, nella sua risposta ufficiale, considerò questo modo di agire come niente affatto marxista, come un’azione frazionista diretta contro un terzo partito fratello, contro il Partito comunista cinese. E’ certo che questo atteggiamento giusto e di principio del nostro Partito non è piaciuto alla dirigenza del Partito comunista dell’Unione sovietica.
E’ assolutamente fuor dubbio che tali questioni sono di primaria importanza e che ci riguardano tutti da vicino, ma per il Partito del Lavoro d’Albania è anche fuor dubbio che questioni sollevate a Bucarest contro la Cina miravano ad uno scopo tendenzioso e tendevano al fine di condannare il Partito comunista cinese e di isolarlo dall’insieme del movimento comunista internazionale.
Il Partito del Lavoro d’Albania considerava una tale azione abominevole e inammissibile, non solo perché non era convinto che vi fosse ragione d’intraprenderla, ma perché giustamente sospettava che si affrontasse in un modo non marxista tale azione contro un grande e glorioso partito come il Partito comunista cinese, e che sotto la copertura di un’accusa di dogmatismo alla Cina si stesse organizzando un attacco contro il marxismo – leninismo.
Alla riunione il Partito comunista cinese fu accusato di molte colpe. Questo doveva essere rispecchiato nel comunicato. Perché non fu fatto? Se le accuse erano fondate, perché si è esitato e si è pubblicato un comunicato che non traduceva gli obiettivi della riunione? Perché non si menzionava il << grande pericolo del dogmatismo >> che, a loro dire, minacciava il comunismo internazionale?
No, compagni, la riunione di Bucarest non si può difendere, essa contravveniva ai principi, aveva delle mire tendenziose di cui la principale, secondo il Partito del Lavoro d’Albania, era di dissimulare, accusando il Partito comunista cinese di dogmatismo, alcuni gravi errori che si sono permessi di commettere i compagni dirigenti sovietici nell’applicazione della linea. I compagni sovietici avevano bisogno dell’appoggio degli altri partii su tale questione, perciò tentarono di coglierli alla sprovvista. I compagni sovietici raggiunsero a metà il loro scopo e ottennero che questi partiti esaminassero la questione della condanna da pronunciare contro la Cina in una prossima << conferenza internazionale del comunismo >>. Nei partiti comunisti e operai, ad eccezione del Partito del Lavoro d’Albania e di qualche altro partito comunista e operaio, furono presi in esame << i gravi errori commessi nell’applicazione della linea da parte del partito comunista cinese>>, venne resa nota la condanna << unanime >> pronunciata a Bucarest contro la Cina e ci si adoperò per creare una simile opinione presso ciascuno di questi partiti e in ciascuno di questi popoli. Ad alcune di queste riunioni di partito, si condannò anche il Partito del Lavoro d’Albania.
Dopo la riunione di Bucarest, il Comitato centrale del partito del Lavoro d’Albania decise, giustamente, di analizzare in seno al Partito solo il comunicato, di informare il proprio Partito che fra il Partito Comunista dell’Unione Sovietica e il partito Comunista Cinese esistono dissensi di principio che debbono essere discussi e risolti alla futura riunione convocata per novembre a Mosca. E così fu fatto.
Ma questo atteggiamento del nostro partito Comunista non piacque ai compagni della dirigenza del Partito comunista dell’Unione Sovietica; e avemmo ben presto ragione di accorgercene. L’indomani stesso dell’incontro di Bucarest fu sferrato un attacco improvviso senza principi ed ebbero inizio il brutale intervento e le pressioni di ogni genere contro il nostro Partito e il suo Comitato Centrale. L’assalto fu iniziato dal compagno Krusciov, a Bucarest, poi ripreso dal compagno Kozlov a Mosca. I compagni dell’ufficio politico di passaggio nella capitale sovietica furono sottoposti a varie pressioni, perché si schierassero contro la direzione del nostro partito, sotto il pretesto che << la direzione del Partito del Lavoro d’Albania aveva tradito l’amicizia che univa l’Albania e l’Unione Sovietica >>, che << la linea che seguiva la direzione del Partito del Lavoro d’Albania era essenzialmente tortuosa >>, che l’Albania doveva decidere se unirsi ai 200 milioni (cioè l’Unione Sovietica) o ai 650 milioni (cioè la Cina popolare ) e infine che <<l’Albania, isolata, era in pericolo, bastava una sola bomba atomica lanciata dagli americani per annientarla completamente, sia il paese che la popolazione >> e furono loro ventilate altre minacce di questo genere. E’ chiarissimo che il loro obiettivo era di provocare una scissione nella dirigenza del nostro Partito, di eliminare gli elementi che, a giudizio dei dirigenti sovietici, erano di ostacolo alla loro manovra tortuosa e sleale.
Quest’opera disgregatrice ebbe come risultato di far capitolare Liri Belishova, ex-membro dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del partito del Lavoro d’Albania, davanti alle adulazioni dei dirigenti sovietici, davanti alle loro manovre di ricatto e di intimidazione, e di metterla in aperta opposizione con la linea del suo Partito.
E’ fazioso il tentativo fatto dai compagni sovietici nella loro lettera indirizzata al Comitato centrale del Partito Comunista cinese di presentare la questione come se in Albania si condannassero gli amici dell’Unione sovietica. I veri amici del popolo sovietico sono il milione e mezzo di Albanesi e il Partito del Lavoro d’Albania, che hanno forgiato e resa di acciaio questa amicizia temprata , col sangue, e non i capitolazionisti, gli scissionisti e i deviazionisti di qualsiasi stampo.
Ma non è solo a Mosca che i Sovietici tentarono di suscitare dei dubbi sulla giustezza dell’atteggiamento del nostro partito a Bucarest. Tentativi ancora più pesanti furono fatti anche a Tirana da funzionari dell’ambasciata sovietica, l’ambasciatore in testa. Come ho detto prima, fino alla riunione di Bucarest legami più stretti, più sinceri e più fraterni fra noi e i compagni sovietici non si potevano immaginare. Non avevamo alcun segreto, fosse di Partito, fosse di Stato, per i compagni sovietici. Tale atteggiamento era stato deciso dal Comitato centrale del nostro Partito. Questi legami riflettevano i vivi sentimenti di affetto e di devozione del popolo albanese per il popolo sovietico, sentimenti che il nostro partito ha temprato col suo sangue versato. E questi sentimenti sacri del Partito del Lavoro d’Albania e del nostro popolo, alcuni elementi malsani, l’ambasciatore sovietico in testa, li hanno calpestati. Approfittando di questi legami amichevoli e della buona fede dei quadri, si misero febbrilmente e intensamente ad attaccare la linea marxista – leninista del Partito del Lavoro d’Albania, cercarono di disgregare il nostro Partito, di seminare il panico e la confusione tra le sue file, di separare la direzione dal Partito, e le cose arrivarono al punto che l’ambasciatore sovietico a Tirana incitò i generali del nostro esercito a mettere l’Esercito Popolare Albanese contro i dirigenti del Partito del Lavoro d’Albania e dello Stato albanese. Ma non sono riuscito nel loro intento, poiché l’unità del nostro Partito è un’unità d’acciaio. I nostri quadri, temprati nella Lotta di Liberazione Nazionale e nella lotta ad oltranza contro i revisionisti jugoslavi, hanno difeso in modo marxista il loro eroico Partito, e sanno benissimo fare la distinzione fra il Partito Comunista dell’Unione Sovietica, il Partito di Lenin da una parte, e gli scissionisti dall’altra. E infatti misero al loro posto questi denigratori.
I funzionari dell’ambasciata sovietica a Tirana, l’ambasciatore in testa, tuttavia, usando metodi inammissibili e anti-marxisti, riuscirono a far si che il Presidente della Commissione di controllo del Partito del Lavoro d’Albania, che quindici giorni prima, si era dichiarato solidale con la linea seguita dal Comitato Centrale del Partito del Lavoro d’Albania a Bucarest, cadesse nelle grinfie di questi intriganti e uscisse totalmente dai binari del marxismo – leninismo, opponendosi in modo flagrante alla linea condotta dal suo Partito. E’ chiaro che il biasimevole modo di agire di questi compagni sovietici mirava a disgregare la direzione del Partito del Lavoro d’Albania, a staccarla dalle masse del Partito. E questo per punirci del << crimine >> che avevamo commesso a Bucarest, del fatto che ci eravamo permessi di esprimere liberamente il nostro punto di vista, così come ritenevano giusto.
I funzionari dell’Ambasciata sovietica a Tirana si spinsero ancora più oltre su questa via. Si precipitarono verso gli albanesi che avevano fatto i loro studi in Unione Sovietica per incitarli contro i dirigenti albanesi, sperando di trovare in essi degli alleati che si presentassero ai loro sinistri disegni. Ma gli albanesi, che abbiano o no terminato i loro studi nell’Unione Sovietica, sanno bene che gli abietti metodi impiegati dai funzionari dell’ambasciata sovietica a Tirana sono del tutto estranei al marxismo – leninismo. Gli albanesi sono figli del proprio popolo, sono figli del loro Partito, sono marxisti – leninisti, sono internazionalisti. Potremmo elencare ben altri esempi che illustrano questo atteggiamento, ma per non togliere troppo tempo a questa importante riunione mi accontenterò di citare due altri casi caratteristici. Le pressioni sul nostro Partito proseguirono anche qui a Mosca al tempo dei lavori della commissione incaricata di redigere il progetto di dichiarazione che ci è stata presentata; in effetti i compagni sovietici ci dissero allora che noi dovevamo guardare avanti e non indietro. In quei giorni, nel corso di una riunione allargata del Capi di Stato maggiore dei paesi firmatari del Trattato di Varsavia, il maresciallo Malinovski, membro del Comitato Centrale e ministro dell’URSS, attaccò apertamente il popolo albanese, il Partito del Lavoro d’Albania, il Governo Albanese e la nostra direzione. Questo attacco ostile e pubblico era identico all’attacco diversivo dell’ambasciatore sovietico a Tirana che cercava di incitare il nostro Esercito Popolare contro i dirigenti del nostro Partito e del nostro Stato. Ma, così come l’ambasciatore sovietico, il Maresciallo Malinovski si sbaglia di grosso. Nessuno può sperare di ottenere un tale scopo e meno ancora d’infrangere l’amicizia che unisce il nostro popolo ai popoli dell’Unione Sovietica. La giusta lotta del partito del Lavoro d’Albania contro queste azioni minatorie rinsalda la sincera amicizia del nostro popolo con i popoli dell’Unione Sovietica. Questa amicizia non può essere alterata neppure dalle roboanti dichiarazioni del Maresciallo Gretchko, comandante in capo delle Forze armate del Trattato di Varsavia, che disse alla nostra delegazione militare che sarebbe stato non solo difficile soddisfare le necessità del nostro esercito, di alcuni armamenti indispensabili, ai termini degli accordi conclusi, ma che ci dichiarò anche apertamente: << Voi non fate parte del Trattato di Varsavia che temporaneamente >>, lasciando intendere con ciò che egli avrebbe deciso di espellerci. Ma una tale decisione non è fortunatamente di competenza del compagno Maresciallo.
Nell’ottobre dell’anno in corso il compagno Krusciov, con la più grande serietà, ha dichiarato ai compagni cinesi: << noi tratteremo l’Albania alla stessa stregua della Jugoslavia >>. Rendiamo note tali dichiarazioni a questa riunione del comunismo internazionale, allo scopo di dimostrare fino a che punto siano giunte le cose, in che modo ci si comporti nei confronti di un paese socialista. Quale è il << crimine >> commesso dal Partito del Lavoro d’Albania perché il nostro paese sia trattato come la Jugoslavia di Tito? Oppure, avremmo noi forse abbandonato il campo socialista per metterci a rimorchio dell’imperialismo americano, come ci si è messo il revisionismo jugoslavo? No, e tutto il movimento comunista internazionale lo testimonia, così come tutta l’attività concreta, politica, ideologica ed economica del nostro Partito e del nostro stato nel corso della Lotta di Liberazione Nazionale e dei sedici anni che sono trascorsi dalla liberazione della nostra patria; lo testimonia lo stesso Comitato centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, che dichiara nella sua lettera datata 13 agosto 1960, indirizzata al Comitato centrale del partito del lavoro d’Albania: << I rapporti tra il Partito del Lavoro d’Albania e il Partito Comunista dell’Unione, fondati sui principi dell’internazionalismo proletario, sono sempre stati veramente fraterni. L’amicizia che unisce i nostri Partiti e i nostri popoli non è mai stata oscurata da alcun dissenso e distacco. Le posizioni del Partito del Lavoro d’Albania e del partito Comunista dell’unione Sovietica sui più importanti problemi del movimento comunista e operaio internazionale, nonché di politica estera, hanno sempre coinciso >>.
In che consiste allora la nostra colpa? Il nostro solo << crimine >> è di non avere accettato, a Bucarest, che fosse ingiustamente condannato un Partito Comunista fratello, come il Partito Comunista Cinese; il nostro solo << crimine >> è di avere apertamente, in una riunione comunista internazionale (e non strombazzandolo ai quattro venti), osato opporci all’azione ingiustificata del compagno Krusciov; il nostro solo << crimine >> è di essere un piccolo partito, il Partito di un piccolo popolo, di un popolo povero che, secondo le opinioni del compagno Krusciov, dovrebbe limitarsi ad applaudire, ad approvare, ma non esprimere la sua opinione. Ma, questo non è né marxista, né ammissibile. Il diritto di dire la nostra opinione ci è stato conferito dal marxismo – leninismo, e questo diritto non c’è nessuno che ce lo possa togliere, di qualsiasi genere siano le pressioni politiche ed economiche esercitate contro di noi, le minacce rivolteci o gli epiteti che possono esserci affibbiati.
A tale proposito vorremmo chiedere al compagno Krusciov; perché questa dichiarazione non l’ha fatta a noi ma ad un rappresentante di un terzo partito? Oppure il compagno Krusciov pensa che il Partito del Lavoro d’Albania non abbia un suo proprio punto di vista, che abbia fatto causa comune con il Partito comunista cinese in disprezzo dei principi e che perciò si possa discutere degli affari che riguardano il nostro Partito con i compagni cinesi? No, compagno Krusciov, voi continuate a sbagliare e avete una pessima opinione del nostro Partito. Il Partito del Lavoro d’Albania ha i suoi punti di vista e ne risponde tanto al suo popolo quanto al movimento comunista e operaio internazionale.
Siamo costretti ad informare questa riunione che la dirigenza sovietica è passata , di fatto, dalle minacce di trattare l’Albania come la Jugoslavia di Tito, ad azioni concrete. Quest’anno, il nostro paese è stato colpito da una serie di calamità naturali. Dapprima un violento terremoto, poi, in ottobre, le inondazioni, ma soprattutto una tremenda siccità: neanche una goccia di pioggia è caduta sull’Albania per 120 giorni di seguito. Quasi tutto il raccolto di cereali è andato a male. La popolazione era minacciata dalla carestia. Le scarse riserve del paese furono consumate. Il nostro Governo chiese d’urgenza all’Unione Sovietica di acquistare del grano, esponendole la gravissima situazione del paese. Questo avvenne dopo la riunione di Bucarest. Dovemmo aspettare 45 giorni per ricevere una risposta dal governo sovietico mentre non avevamo riserve che per due settimane. Dopo 45 giorni, e in seguito alle nostre reiterate sollecitazioni ufficiali, il governo sovietico, invece delle 50.000 tonnellate di cereali che gli avevamo chiesto, ce ne accordò solo 10.000; il che equivaleva ai bisogni della popolazione per 15 giorni, e ancora questa quantità doveva esserci inviata, non prima di settembre, ottobre. Era una aperta pressione esercitata contro il nostro Partito per piegarlo alla volontà dei compagni sovietici.
In quei giorni difficili, potemmo costatare bene molte cose. Com’era possibile che l’Unione Sovietica, che vendeva cereali al mondo intero, non ne avesse 50.000 tonnellate da fornire al popolo albanese, un popolo fratello, fedele al popolo sovietico, al marxismo – leninismo e al campo socialista, in un momento in cui, per motivi che non potevano essergli imputati, era minacciato dalla carestia? Il compagno Krusciov ci aveva detto un giorno: << Non preoccupatevi per il vostro pane, da noi i soli topi mangiano tanto grano quanto voi ne consumate in un anno >>. In Unione Sovietica i topi, quindi, continuavano a nutrirsi, ma il popolo albanese, lui, doveva morire di fame fino a che la direzione del Partito del Lavoro d’Albania non si fosse piegata alla volontà della direzione sovietica. Ciò è terribile, compagni, ma vero. Il popolo sovietico non perdonerebbe mai, se lo conoscesse, questo modo di agire dei suoi dirigenti, poiché questo comportamento non è né marxista, né internazionalista, né amichevole. Da parte di costoro non è nemmeno amichevole il rifiutare un accordo di clearing per l’acquisto di cereali e obbligarci così a far uscire dalla nostra Banca nazionale la nostra piccola riserva aurea per comprare dall’Unione Sovietica il mais necessario alla sopravvivenza della nostra popolazione.
Queste azioni sono collegate le une alle altre; non sono affatto fortuite. Negli ultimi giorni, in particolare, gli attacchi del compagno Krusciov nei confronti del nostro Partito del Lavoro hanno raggiunto il parossismo. Voi, compagno Krusciov, dichiarate il 6 novembre: << Gli albanesi si comportano con noi come Tito >>. Voi avete detto ai compagni cinesi: << Noi abbiamo perduto l’Albania, e voi cinesi l’avete guadagnata >>, e avete in fine affermato che << il Partito del Lavoro d’Albania è il nostro anello debole >>.
Che cosa sono queste accuse mostruose, questi modi di trattare da << mercante >> nei confronti del nostro Partito, del nostro popolo e di un paese socialista, come se lo si potesse perdere e vincere come su un tavolo da gioco? Cosa sono questi giudizi su di un partito fratello, che sarebbe, secondo voi, un anello debole del movimento comunista internazionale? Per noi è chiaro e comprendiamo benissimo che questo nostro giusto atteggiamento di principio, marxista – leninista, il coraggio che noi abbiamo di non metterci d’accordo con voi nonché di biasimare le vostre azioni riprovevoli vi spinge ad attaccare il nostro Partito, a mettere in atto ogni sorta di pressioni su di esso a proferire anche le più inverosimili mostruosità al suo indirizzo. Non vi è in questo modo di agire niente di amichevole, niente di comunista. Voi ci paragonate ai revisionisti jugoslavi. Non siamo noi che agiamo come gli jugoslavi, ma piuttosto voi, compagno Krusciov, che impiegate contro il nostro Partito metodi estranei al marxismo – leninismo. Voi considerate l’Albania come una mercanzia da baratto che chiunque può guadagnare o perdere. Vi fu un tempo, è vero, in cui l’Albania era considerata tale, quando gli altri pensavano che dipendesse da loro se l’Albania sarebbe esistita o no, ma quel tempo è finito da quando le idee del marxismo – leninismo hanno trionfato nel nostro paese. Voi state ripetendo la stessa cosa, essendo giunto alla conclusione di << aver perso >> l’Albania non è più un paese socialista, come risulta dalla lettera che ci avete consegnato l’8 novembre, in cui il nostro paese non è menzionato come paese socialista.
Che l’Albania avanzi sulla via del socialismo e che essa faccia parte del campo del socialismo, non siete voi, compagno Krusciov, a deciderlo, ciò non dipende affatto dalla vostra volontà. Ma è il popolo albanese, con alla testa il suo Partito del Lavoro, che lo ha deciso con la sua lotta, e non vi è forza al mondo che possa farlo deviare da questa strada.
Quanto al vostro giudizio secondo cui il nostro Partito del Lavoro sarebbe l’anello più debole del campo socialista e del movimento comunista internazionale, rispondiamo che i venti anni di storia del nostro Partito, la lotta eroica del nostro popolo e del nostro Partito contro gli invasori fascisti, i sedici anni che sono trascorsi dalla Liberazione e nel corso dei quali il nostro Partito e il nostro piccolo popolo hanno tenuto testa a tutte le tempeste, provano bene il contrario. Circondata da nemici, come un’isola in mezzo ai flutti, la Repubblica Popolare d’Albania, ha resistito valorosamente a tutti gli attacchi e a tutte le provocazioni degli imperialisti e dei loro servitori. Come una roccia di granito essa ha tenuto e tiene alta in alto la bandiera del socialismo nelle retrovie nemiche. Voi compagno Krusciov, avete levato la mano contro il nostro piccolo popolo e il suo Partito, ma noi siamo convinti che il popolo sovietico che ha versato il proprio sangue anche per la libertà del nostro popolo, che il grande Partito di Lenin, non approveranno questo vostro modo di agire. Noi abbiamo piena fiducia nel marxismo – leninismo, siamo certi che i partiti fratelli, che hanno inviato i loro rappresentanti a questa riunione, considereranno e giudicheranno questa questione con uno spirito di giustizia marxista – leninista.
Il nostro Partito ha sempre considerato il Partito Comunista dell’Unione Sovietica come il partito padre, perché è il partito più vecchio, il glorioso partito dei bolscevichi, l’ha considerato tale per la sua esperienza universale, per la sua grande maturità. Ma il nostro Partito non ha mai accettato e non accetterà mai che qualche dirigente sovietico, chiunque egli sia, gli imponga le sue concezioni, concezioni che esso giudica erronee.
La direzione sovietica ha affrontato questa importante questione di principio in modo del tutto sbagliato, idealista, e metafisico; si è montata la testa in seguito ai successi colossali riportati dal popolo sovietico e dal Partito Comunista dell’Unione Sovietica e infrange i principi marxisti – leninisti, si considera infallibile, ritiene perfette e immutabile ogni decisione, ogni azione, ogni parola e ogni gesto che venga da parte sua. Gli altri sì, possono sbagliare, gli altri sono da condannare, essa no. << Le nostre decisioni sono sacre, sono inviolabili >>. << Noi non possiamo fare nessuna concessione al Partito Comunista Cinese, nessun compromesso con esso >>, dicevano i dirigenti del Partito Comunista dell’Unione Sovietica ai nostri rappresentanti. Allora perché ci hanno convocato a Bucarest? Certamente con lo scopo di farci votare ad occhi chiusi i punti di vista della dirigenza sovietica. E questo modo di agire sarebbe marxista? Un tale atteggiamento sarebbe normale?
Si possono ammettere degli atti diversivi da parte di un partito contro un altro partito per spezzare l’unità di quest’ultimo, rovesciare la sua direzione e quella dello Stato? Mai! I dirigenti sovietici hanno accusato il compagno Stalin di essere, a loro dire, intervenuto presso altri partiti per imporre a questi i punti di vista del Partito bolscevico. Noi possiamo testimoniare che mai il compagno Stalin ha agito così con noi, che egli si è comportato in ogni occasione verso il popolo albanese e verso il Partito del Lavoro d’Albania come un grande marxista, come un eminente internazionalista, come un compagno, un fratello e un amico sincero del popolo albanese. Nel 1945, quando il nostro popolo era minacciato dalla carestia, il compagno Stalin dirottò le navi cariche di cereali destinate al popolo sovietico, che tuttavia a quell’epoca soffriva anch’esso di una penuria di viveri, per inviarle subito al popolo albanese. Al contrario, la direzione sovietica attuale si è permessa delle azioni indegne. Tali pressioni economiche sono forse ammissibili? E’ ammissibile che il popolo albanese sia minacciato, come lo è stato, dalla direzione sovietica, dopo l’incontro di Bucarest? Assolutamente no…
Noi sappiamo che l’aiuto prestato al nostro piccolo popolo, che prima della guerra era immerso in una miseria profonda e generale, a un popolo il cui paese fu messo a ferro e fuoco durante la seconda guerra mondiale ma che senza piegare il capo e sotto la gloriosa guida del Partito comunista d’Albania combatté con grande eroismo fino alla sua liberazione è un aiuto internazionalista.
Ora, perché l’atteggiamento della direzione sovietica nei nostri riguardi è cambiato dopo Bucarest, al punto di lasciare che il popolo albanese soffra la fame? E i dirigenti romeni hanno agito allo stesso modo, rifiutando di consegnare, nel quadro di un accordo di clearing, anche un solo chicco di grano al nostro popolo, mentre la Romania esporta cereali ai paesi capitalisti e mentre noi eravamo da parte nostra costretti ad acquistare del mais contro divisa dai produttori francesi.
Alcuni mesi prima della Riunione di Bucarest, il compagni Dej invitò espressamente una delegazione del nostro Partito a discutere con lui le prospettive di sviluppo dell’Albania. Questa era una preoccupazione lodevole e marxista. Il compagni Dej disse alla delegazione del nostro Partito: << Noi, gli altri paesi a democrazia popolare non dobbiamo più discutere sulla somma del crediti da accordare all’Albania, ma sul fatto che in Albania debbono essere costruite quelle tali fabbriche, al fine di elevare il livello dei suoi mezzi di produzione; quanto ai milioni di rubli che tali realizzazioni potranno richiedere, poco importa >>. E il compagno Dej aggiunse anche: << ne abbiamo parlato anche con il compagno Krusciov che è d’accordo con noi >>.
Ma venne la riunione di Bucarest e il nostro Partito adottò l’atteggiamento che si sa. I compagni romeni dimenticarono quello che avevano detto e scelsero la via che consisteva nel lasciare che il popolo albanese soffrisse la fame. Noi, in precedenza abbiamo messo al corrente ufficialmente di tali questioni il Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica; non le abbiamo sollevate e non le abbiamo discusse pubblicamente, non ne abbiamo discusso privatamente con nessuno, e le rileviamo per la prima volta ad una riunione di partito com’è la riunione odierna. Perché allora solleviamo tali questioni? Il nostro scopo è di porre fine a queste manifestazioni negative che, lungi dal rafforzarla, indeboliscono invece la nostra unità. Siamo mossi dal desiderio di veder rafforzati le relazioni e i legami marxisti – leninisti fra i partiti comunisti e operai, fra gli stati socialisti, spazzando via ogni manifestazione nociva che sia potuta apparire fino ad oggi. Noi siamo ottimisti e fermamente convinti che i compagni sovietici, come pure gli altri compagni, capiranno in modo giusto le nostre critiche. Esse sono severe ma franche e aperte, e mirano a rafforzare i nostri rapporti. Il nostro Partito e il nostro popolo, indipendentemente dagli atteggiamenti ingiusti e nocivi, tenuti nei nostri riguardi, e che siamo fiduciosi di vedere cessare in futuro, cementeranno ancora di più il loro affetto e la loro fedeltà infinita ai popoli sovietici, al Partito Comunista dell’Unione Sovietica, ai popoli e ai partiti comunisti e operai del campo socialista; un attaccamento e una devozione che avranno sempre per base gli insegnamenti marxisti – leninisti.
Il nostro Partito concepisce l’amicizia unicamente fondata sulla giustizia, sul rispetto reciproco secondo i principi marxisti – leninisti, Ciò è detto nella Dichiarazione di Mosca del 1957 ciò è sottolineato anche nel progetto di dichiarazione che ci è stato presentato. Noi dichiariamo con la più grande serietà che il Partito del Lavoro d’Albania e il popolo albanese combatteranno risolutamente come hanno sempre fatto finora per rafforzare le relazioni tra i membri del campo socialista, per rafforzare la sua unità e il movimento comunista internazionale. Il popolo albanese è pronto a gettarsi nel fuoco per difendere i suoi veri amici. Queste non sono parole vuote che escono solo dalla mia bocca, non faccio che esprimere qui i sentimenti del nostro popolo e del nostro Partito e sia ben chiaro che se amiamo l’Unione Sovietica e il Partito Comunista dell’Unione Sovietica, non è per i begli occhi di qualcuno, o per far piacere a qualcuno.

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